domenica 18 ottobre 2009

morire - cccp

La morte è insopportabile per chi non riesce a vivere...

Non ho mai avuto problemi io. A scrivere intendo. Di solito dalla penna o dalla tastiera le parole escono velocemente. Oggi invece di fronte a una pagina bianca di word sulla quale devo scrivere la presentazione della mia tesi v'è solo pietra e silenzio. Come se quasi 80 pagine non si potessero riassumere in poche misere righe o in pochi miseri dieci minuti di discussione.
La leggo e la rileggo e quasi mi sembra di non aver fatto un buon lavoro, che non ci sia niente da dire che le prossime settimane che mi aspettano siano solo paura.
E tanta incoscienza dentro il basso ventre....

sabato 17 ottobre 2009

Me, myself and I

Ci siamo si. E’ nel buio di questo bellissimo autunno che avanza che i miei occhi verdi iniziano a intravedere la luce in una tenebra che dura da anni. Probabilmente è l’amore. Probabilmente è la fine dell’università tra poco meno di un mese, probabilmente è l’aver iniziato a fare sport. Probabilmente è che tutto quello che mi capita viene amplificato in una sorta di cassa rullante che fa spavento e che armonizza ogni movimento verso l’unico che riesco a fare con certezza: addormentarmi. Come se i dieci piani della giornata di cristo della passione fossero passati. Come se anche tutti i sogni di gloria anch’essi si fossero dissolti in una nuvola di vapore del bagno piccolo nel quale lavo via i peccati ogni sera. E le unghie blu puffo faticano a non scrostarsi dopo ogni allenamento nel quale corro, salto, mi butto, mi ferisco cercando di ritrovare una condizione che al momento non c’è sebbene almeno due maledetti sbalzi del corpo siano già andati via a suon di tre settimane di grandi fatiche e rinunce.
Incrocio le mani come fosse una preghiera e gli anni ottanta invadono casa: Cure ovunque, stivaletti mezzi gamba, guanti di pizzo che riappaiono come se non fossero mai spariti e viso pallido a riconferma che l’odio per l’abbronzatura prende sempre il sopravvento e che, forse, la pelle di porcellana vince sempre. Mi giro alla destra e tra l’asse da stiro e l’aspirapolvere giacciono addormentate le scarpe. Trenta paia forse. E non bastano mai. Perché non bastano mai? Sono un prolungamento dell’ego. Una necessità per farsi (ri) conoscere quando camminando su sassi scomposti tu sei sempre quella più indietro e ti piace così. Provo quasi gusto spesso a sentirmi così vicina a slogare la caviglia per restare in bilico su quegli oggetti di impavida bellezza. E anche tutte le bugie vengono schiacciate sotto gli stiletti come se si potesse cancellare tutto anche la prigionia a cui vai incontro se continui a mentire. Ma non mi fa paura e il non temere è ciò che maggiormente mi spaventa. Quasi come se l’incoscienza di “a forest” mi facesse brancolare nel buio nel ricordo di quando a ventidue anni ballavo da sola la prima canzone in mezzo alla pista del new age a Roncade con la gonna lunga nera, gli anfibi, la maglietta nera comprata il giorno prima e una calza a rete al posto dei guanti. Una sorta di esibizionismo pauroso. Paura degli altri ma ansia di farsi vedere, conoscere, amare per quello che si è e non per i chili di cipria che ancor oggi s’abbandonano sul mio viso ogni mattina. Quando mi guardavo allo specchio svestita dell’anima per capire cosa in me non andasse, cosa io dovessi cambiare per essere perfetta. Quanto dovessi abbandonare di me per diventare un animale da amare, un essere da desiderare. Quando ho dipinto il piede con un tatuaggio indelebile per segnare che si, mi sentivo dark, volevo essere dark, volevo che quel mondo mi appartenesse mi amasse, mi abbracciasse, mia avvolgesse. Quando mi ostinavo a dover essere comunque triste. A dover comunque non sorridere mai e non farmi toccare mai. Quando il paradosso dei bustini dei guanti lunghi e degli stivali con le catene era per dire “no, lasciatemi stare, non toccatemi, voglio stare sola, mi odio”. Era comunque l’innato desiderio di essere puttana che ti porta a mostrarti per come sei anche quando dentro di te vuoi essere diversamente e il canto degli angeli ti cade sulla testa. Il matrimonio di mia sorella, un ragazzo pallido, magro ed efebico che oggi nemmeno ricorda la mia esistenza e il silenzio di quei sabato pomeriggio, prima delle partite, nei quali chiusa in casa guardavo il grigio dalla finestra e pensavo a quando, la sera, mi sarei spogliata di ginocchiere e scarpe per rivestire i panni che meglio sentivo. Abbozzata d’un nero tanto bramato voglio ricordarmi così: una ragazzetta con la lacrima, un pierrot con le occhiaie. Per dimenticare la donna che invece oggi c’è: bionda e impegnata, azzurra e bugiarda. Come si può ritrovare un briciolo di quella ingenua certezza che il mondo era nero? Come posso ritrovarla?

domenica 13 settembre 2009

E' passato un anno da quando il fallimento di Lehman m'ha distrutto lo stomaco. E' passato un anno da quando dicevo poi ecco settembre e non ne ho avuto il tempo.
a Novembre mi laureo, se tutto va come deve andare, e settembre è davvero a metà.
Devo iniziare a trascurare meno il mio blog, compagno di viaggio per quasi 800 post.
Ci sarebbero così tante cose da dire... e da scrivere ma ogni mio secondo viene assorbito dalla tesi....e per ora devo scrivere lì.

lunedì 31 agosto 2009

Il regno del ben(ESSERE)

continuo ad automassacrarmi in mezzo a miliardi di scelte di cose da fare. In riflessione tutta la notte scalciando D e pensando pensando pensando. L'esamino di informatica giovedì a Milano che se non lo passo addio laurea... il volley, la nuova squadra e già salto allenamenti per studiare... il lavoro e i 100km giornalieri... il pianoforte, il giornale di musica per cui scrivo. Le cose da lavare e da stirare... la vita sociale. I vestiti e le mille scarpe arrichite da un nuovo paio di sandali blu schock ... e le aspettative mie e degli altri e settembre e le parole bugiarde che escono dalla bocca di molti. E mi mancano la mamma e il papà ma io sono grande e devo camminare con le mie gambe che per altro, sono abbastanza lunghe da ricoprire terreno e muscolose da scalare montagne.
Ho voglia di piangere un po con il mio papà che mi accarezza la testa per dirmi si, ste sei solo una fottuta fortunata. Nata nel mondo del benessere che vive con le malattie legate ad esso.

lunedì 10 agosto 2009

un mese quasi di silenzio sta a significare che si respira troppa vita. a cinque giorni dalla partenza per le vacanze resto ancorata ai sogni e sorrido.

sabato 11 luglio 2009

Più calma

ho decisamente superato statistica....la notizia mi coglie quasi impreparata.
Lunedì rientro in ufficio. Sabato Milano e per un mese chiuso con le ferie.
Che annata piena di novità, che annata intensa.
La lavatrice vorticosa pulisce i panni sporchi.
Devo iniziare a prendere le cose con più calma.
Con più calma.